Euforbia – Euphorbia spp.
Con il nome euforbia si indica un genere molto vasto che comprende numerose specie. In Italia ne crescono diverse spontaneamente, nei prati, nei terreni incolti, lungo le strade, sui muri e nelle zone rocciose.
Per la nostra sezione delle piante velenose farei una scheda generale “Euforbia – Euphorbia spp.”, perché le specie sono numerose ma condividono una caratteristica importantissima: quando vengono spezzate producono un latice bianco, molto irritante e potenzialmente tossico.
Descrizione della pianta
L’aspetto cambia notevolmente secondo la specie. Alcune euforbie sono piccole erbe annuali, altre sono piante perenni e alcune assumono un aspetto quasi arbustivo.
Una caratteristica comune è la presenza, nei tessuti, del tipico latice bianco.
⚠️ Non bisogna spezzare appositamente la pianta per verificare la presenza del latice, perché può irritare fortemente pelle, occhi e mucose.
Foglie
Le foglie variano molto secondo la specie, ma sono generalmente semplici e con margine intero.
Possono essere strette e lanceolate oppure più larghe e ovali. In alcune specie sono disposte lungo il fusto, mentre in altre risultano maggiormente concentrate vicino alle infiorescenze.
Fiori
Quello che nell’euforbia sembra un normale fiore è in realtà una particolare struttura chiamata ciazio.
I veri fiori sono piccolissimi e poco appariscenti. Intorno a essi possono trovarsi brattee verdi, giallo-verdi o giallastre che rendono l’infiorescenza molto più evidente.
Frutti e semi
Il frutto tipico delle euforbie è una capsula divisa in tre parti, facilmente riconoscibile osservandola da vicino.
Quando raggiunge la maturità, la capsula si apre e libera i semi.
I semi possono essere ovali o tondeggianti e il loro colore e la superficie variano secondo la specie.
Qui si distinguono molto bene:
- Frutto: la piccola capsula verde a tre lobi. Ogni capsula contiene normalmente tre semi.
- Semi: sono piccoli, ovali, bruno-scuri, con una superficie molto caratteristica, rugosa e reticolata.
Radici
Anche l’apparato radicale varia secondo la specie.
Alcune euforbie possiedono una radice principale abbastanza sviluppata, mentre altre formano apparati radicali maggiormente ramificati o strutture sotterranee perenni.
Latice e tossicità
Questa è la parte che metterei maggiormente in evidenza.
Quando un fusto o una foglia vengono spezzati può fuoriuscire un latice bianco e appiccicoso.
Il latice può provocare arrossamento, bruciore, irritazione e vesciche sulla pelle. È particolarmente pericoloso se raggiunge gli occhi, dove può provocare un’infiammazione importante e richiede un rapido risciacquo con abbondante acqua e valutazione medica.
L’ingestione di parti della pianta può provocare irritazione della bocca, nausea, vomito, dolori addominali e diarrea.
Attenzione durante la raccolta
L’euforbia non deve essere raccolta per preparazioni erboristiche domestiche.
Se accidentalmente si rompe una pianta, è bene evitare di toccarsi occhi, bocca e viso e lavare accuratamente le mani e la pelle eventualmente entrata in contatto con il latice.
Piante simili e possibili confusioni
Poiché il genere Euphorbia comprende moltissime specie, la forma della pianta può cambiare parecchio.
Per il riconoscimento botanico si osservano soprattutto foglie, disposizione delle infiorescenze, ciazi, frutti e caratteristiche della pianta nel suo insieme. Il latice non va utilizzato come “prova” rompendo volontariamente il fusto.
Curiosità
Il nome Euphorbia deriva tradizionalmente da Euforbo, medico dell’antichità.
Una curiosità molto bella da inserire nel tuo Erbario è che appartiene allo stesso genere anche la stella di Natale (Euphorbia pulcherrima). Le grandi parti rosse che sembrano petali sono in realtà brattee, mentre i veri fiori sono le piccole strutture presenti al centro.
⚠️ AVVERTENZA
Le euforbie producono un latice fortemente irritante e alcune specie possono essere tossiche se ingerite. Questa scheda ha esclusivamente finalità informative e di riconoscimento. Non utilizzare la pianta per preparazioni domestiche e proteggere soprattutto gli occhi dal contatto con il latice.
